CASSAZIONE: RIFIUTO SERVIZIO MILITARE RESTA DISVALORE SOCIALE
(AGI) - Roma, 29 dic. - Rifiutare il servizio militare rappresenta ancora “un disvalore sociale”, anche dopo l’entrata in vigore della nuova normativa sulla leva obbligatoria. E’ quanto rileva la Cassazione, prendendo in esame il ricorso di un giovane al quale il gip di Bolzano aveva rigettato la richiesta di revoca del decreto penale di condanna per aver rifiutato il servizio militare.
Le modifiche normative “seppure certamente significative - osservano gli ‘ermellini’ - non hanno comportato la totale abolizione del servizio di leva obbligatoria ma solo limitato la sua operativita’ a situazioni specifiche e a casi eccezionali riferiti anche al tempo di pace (quali lo stato di guerra o di grave crisi internazionale, ovvero l’insufficienza del personale di servizio e impossibilita’ di colmare le vacanze in organico mediante il richiamo in servizio di personale militare volontario cessato da non piu’ di 5 anni)”.
Proprio per questo, il ricorso del ragazzo, nato prima del 1985 e dunque assoggettabile alla leva in base alla disciplina transitoria, e’ stato rigettato anche dalla Suprema Corte: inapplicabile, rilevano gli alti giudici, il ‘favor rei’ previsto dall’articolo 2 del codice penale, poiche’ “continua a sussistere l’interesse al regolare reclutamento finalizzato”, si legge nella sentenza, “anche al conseguimento da parte del cittadino della necessaria istruzione militare affinche’, ove particolari situazioni lo richiedano, possa efficacemente assolvere il dovere di difendere la Patria, solennemente sancito dall’art.52 della Costituzione”. (AGI)
Oll