URANIO: SONO 5O I MORTI, LO DENUNCIA L’ASSOCIAZIONE ANA-VAFAF
(AGI) - Roma, 27 giu. - Secondo quando emerge dal ‘Libro nero’, tumori, leucemie e linfomi sono sempre le cause dei decessi. I luoghi interessati ai contaggi, invece, sono i Balcani e i poligoni, ma anche la Somalia e la guerra del Golfo. Delle 19 patologie tumorali, ci sono stati 2 tumori ai polmoni, 2 allo stomaco, uno alla laringe, al pancreas, al cavo orale e ai reni. Sono invece 11 i casi di leucemia di vario tipo, 8 casi di linfoma di Hodgkin, 4 casi di melanomi, 4 casi di linfomi non meglio precisati, 3 casi di linfomi non Hodgkin.
“Un’altra indicazione - secondo Falco Accame - finora non emersa con questa evidenza e’ quella che riguarda gli 11 casi di tumore che si sono verificati nei nostri poligoni, quindi in Italia e non all’estero e ne’ in missione. Da notare che nei poligoni, purtroppo, una larga parte dei nostri militari ha raccolto a mani nude proiettili e residuati bellici nelle operazioni di pulizia del terreno”. Secondo il dossier dell’associazione, alla situazione nei poligoni fanno fronte i 12 casi attribuibili, con le necessarie riserve, a militari che hanno operato in Bosnia e ai 30 complessivi attribuibili alla permanenza nei Balcani. Rispetto a indagini condotte nel passato emergono 2 casi di morte attribuibili alla permanenza nel teatro della Guerra del Golfo del ‘91 e 5 casi attribuibili alla permanenza in Somalia nel ‘93. “Va ricordato - ha evideniziato Accame - che la Commissione Mandelli ha preso in considerazione solo casi di tumore verificatisi in Bosnia e Kosovo e non casi di malformazioni alla nascita (il Libro Nero ne menziona due).
Va tenuto presente che, specie per coloro che hanno operato in piu’ teatri, e’ praticamente impossibile attribuire la patologia alla presenza in un teatro piuttosto che in un altro. Puo’ anche essersi verificato - continua - che l’insorgere delle patologie sia stato determinato da vari step successivi”.
“La grandissima maggioranza del personale deceduto - ha lamentato l’ex presidente della Commissione Difesa - non ha potuto disporre di protezioni come quelle che invece erano state applicate rigorosamente dagli Usa gia’ dall’ottobre del 93 in occasione della missione Restore Hope in Somalia. Bisogna inoltre tener presente che se non si puo’ affermare con certezza che il killer sia l’uranio impoverito allo stesso tempo non si puo’ escludere con la stessa certezza che non lo sia (naturalmente possono esserci delle concause)”. “Occorre infine ricordare - ha concluso - che se il personale militare e civile che e’ stato destinato ad operare in zone contaminate puo’ proteggersi con adeguate misure, questo non e’ possibile per le popolazioni che vivono in quelle zone, per cui si impongono azioni volte a promuovere l’abolizione delle armi all’uranio impoverito”. (AGI)
Red