CUFFARO: LA CARRIERA POLITICA TRA MILLE BACI E CASCATE DI VOTI
(AGI) - Palermo, 26 gen. - Nato il 21 febbraio 1958, nella casa familiare, come usava all’antica, figlio di due maestri di scuola, Raffaele e Ida, Cuffaro frequento’ le scuole dai salesiani a Palermo, dove al liceo classico “Don Bosco” si guadagno’ tra i compagni il soprannome di “Toto’ pizzetta”, per l’appetito che mostrava durante le ricreazioni e che e’ all’origine della sua rotondita’. Una pinguedine che fu giudicata poco televisiva da Berlusconi, quando nel candidarlo alla presidenza della Regione gli suggeri’ di dimagrire. Cuffaro non ne volle sapere e dopo il trionfo elettorale scherzo’ sulla inopportunita’ di “perdere peso”. La giovinezza tra i salesiani ha formato Cuffaro a un cattolicesimo sempre rivendicato fino al recente pellegrinaggio la scorsa estate a Santiago di Compostela. Un cattolicesimo sostanziatosi politicamente in un incrollabile fedelta’ democristiana manifestata persino il giorno delle sue nozze con Giacoma Chiarelli, con una torta decorata dallo scudo crociato della Dc.
Ma anche l’universita’ fu una palestra politica: nel 1978, mentre studiava medicina, per poi diventare radiologo, si voto’ per il rinnovo degli organismi universitari: “Un successo clamoroso”, disse una volta, ricordando i primi passi nel Movimento giovanile dc, all’ombra della corrente di Nino Gullotti e ispirato dal suo primo maestro, Angelo La Russa. Il principio, certo, non sembrava promettere nulla di buono, se si pensa al servizio militare alla Caserma Cascino: “Facevo le visite di idoneita’”, racconto’ una volta il governatore, “ma il lavoro non era dei piu’ stimolanti: i ragazzi si presentavano alla visita, io dovevo controllare eventuali anomalie ai testicoli che potevano risultare invalidanti per il servizio militare. Cento visite al giorno, 500 a settimana, 2.000 al mese, 24 mila in un anno. Diventai un vero esperto in… palle”. Poi Raffadali, l’elezione in Consiglio comunale a Palermo nella lista Dc capeggiata da Leoluca Orlando, le “tentazioni” di aderire al progetto della Rete, lo sbarco all’Ars degli inquisiti nel 1991, e i giorni dell’arresto del suo “maestro” politico, Calogero Mannino con cui aveva stretto un sodalizio nel 1983, al congresso che la Dc tenne ad Agrigento, durante il quale fu messo alla porta Vito Ciancimino. (AGI)
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