FOSSE ARDEATINE: APPELLO A NAPOLITANO, DARE UN NOME A “IGNOTI”
(AGI) - Roma, 26 mar. - “All’apertura della tomba n.329 abbiamo preso visione dei resti scheletrici che si trovavano in condizione di conservazione sfavorevoli a causa dell’umidita’ - ha dichiarato il prof. Arcudi - abbiamo quindi potuto prelevare solo tre segmenti scheletrici e di questi solo uno e’ possibile utilizzarlo per gli accertamenti, ovvero una tibia. Da questo si e’ potuto chiarire che si tratta di un soggetto alto 1,60 cm. Ma la struttura scheletrica in pessimo stato di conservazione. Preoccupa anche la condizione delle altre 11 tombe. Occorrerebbe intervenire al piu’ presto altrimenti non dureranno a lungo”.
L’esame del Dna sui resti scheletrici ha permesso di stabilire con certezza che non si tratta di Marco Moscati. “L’esame e’ stato compiuto analizzando il Dna mitocondriale, quello cioe’ che trasmettono le mamme ai loro figli - ha detto il prof. Giuseppe Novelli. Dopo averlo estratto dai frammenti di osso e’ stato confrontato con il Dna mitocondriale dei parenti di Marco Moscati. La salma ha punti di non corrispondenza in ben 7 posizioni. A livello internazionale bastano solo due punti per eliminare l’ipotesi della parentela”. Il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, presente nella conferenza stampa, ha voluto sottolineare che sosterra’ anche in futuro le indagini per dare un nome alle salme ancora sconosciute delle Fosse Ardeatine. “Alle Fosse Ardeatine c’e’ un pezzo del nostro Paese, un pezzo della nostra liberta’ - ha detto Piero Marrazzo - occorre tenere in vita la memoria dei giovani. C’e’ una memoria civica che ci impone di andare avanti per continuare e raggiungere l’obiettivo affinche’ a un numero ci sia un nome”.
Le analisi tecniche del Dna sulle dodici salme hanno trovato al momento un ostacolo del ministero della Difesa che ha dichiarato di non avere i fondi necessari per le operazioni di apertura delle tombe delle Fosse Ardeatine. Il 21 dicembre dell’anno scorso l’ex sindaco, Walter Veltroni, ha indirizzato una lettera al ministro della Difesa chiedendo l’autorizzazione per l’apertura delle altre 11 tombe ancora senza un nome. Il ministero della Difesa ha risposto il 4 gennaio dichiarando che i costi devono essere a carico delle famiglie che ne fanno richiesta richiedendo inoltre le autorizzazioni dei 10 familiari dei martiri. (AGI)
Cli/Laz