25 APRILE: NAPOLITANO A MIGNANO TRA REDUCI E BAMBINI

(AGI) - Napoli, 25 apr. - “Quella dell’8 dicembre fu una notte da incubo - racconta - non sapevamo cosa ci attendeva. Ci avevano detto solo di andare a combattere per conquistare Monte Lungo e di avere davanti un velo di forze tedesche. Non fu cosi’, vi erano agguerriti panzergranadier ben organizzati. Attaccammo alle 6.30 del mattino, bagnati fradici. Quando la nebbia si dirado’, i tedeschi ci videro e ci falciarono con le loro mitragliatrici. Ripiegammo. Eroi coloro che caddero sul campo di combattimento, ma eroi anche gli altri che ebbero il coraggio di riattaccare otto giorni dopo le stesse posizioni e lo stesso nemico”.

Quei soldati, dice il ministro della difesa Ignazio La Russa, che prende la parola subito dopo Poli, “con la loro scelta di coraggio dimostrarono che non attendevamo la liberazione da forze straniere” e il loro “eroico comportamento fece cadere le riserve anglo-americane”, i cui capi militari all’inizio non si fidavano degli italiani. Il capo dello Stato ricorda che proprio Mignano Monte Lungo fu “la prima prova” dell’Italia a fianco delle forze anglo-americane, “il battesimo di sangue del rinato esercito italiano” che seppe dimostrare “straordinario valore” attestato dal generale Mark Wayne Clark, comandante della V armata americana.

Il presidente, prima di lasciare il sacrario, va ad abbracciare un altro reduce, Antonio Ambra, 88 anni, volontario che comando’ la pattuglia di osservazione. Poi Napolitano si reca con La Russa, il sindaco di Mignano Roberto Campanile e il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino a scoprire in municipio una lapide per ricordare i 103 civili uccisi tra il 1943 e al maggio 1944. Un altro reduce, Carlo De Carlo, 87 anni, gli regala un libro sulla battaglia. I bambini delle elementari e materne del paese attendono in cortile Napolitano stringendo tra le mani piccole bandiere italiane e cartelloni con frasi di Pietro Calamandrei. Prima l’Inno di Mameli cantato da loro con foga sotto la direzione delle maestre, poi gli applausi. I piccoli lo chiamano “presidente, presidente”, tendono le mani, e il capo dello Stato non si sottrae, sorride e cerca di accontentare tutti tra carezze, sorrisi e strette di piccole dita. (AGI)

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