Archivio per la Categoria 'storia militare'

PROVINCIA CATANZARO: PARCO BIODIVERSITA’ SU INTERNET

Martedì, Gennaio 22nd, 2008

(AGI) - Catanzaro, 22 gen. -Il Parco della Biodiversita’ Mediterranea di Catanzaro continua ad arricchire la propria offerta verso i suoi visitatori: da qualche giorno infatti e’ possibile da qualunque punto del parco, a chi sia provvisto di un computer portatile o di un palmare, accedere ad internet a costo zero e a tempo indeterminato. Chiunque - spiega una nota della Provincia - potra’ dunque utilizzare il Parco per studiare, chattare o semplicemente navigare in internet senza la necessita’ di una presa telefonica e senza alcun costo di connessione. “E’ una maniera di avvicinare ancor di piu’ la Provincia ai cittadini - ha commentato il presidente Traversa - In un momento in cui la comunicazione e dunque l’accesso al grande villaggio globale di internet occupa una parte importante del tempo di tutti noi credo sia opportuna e gradita a tutti l’idea di realizzare proprio all’interno del Parco della Biodiversita’ una zona franca dalla quale sia possibile connettersi in ogni momento della giornata, senza problemi e senza alcuna spesa”. Per accedere al servizio, che come gia’ precisato e’ completamente gratuito, basta avere un computer portatile o un palmare completo di scheda Wireless. Chiunque voglia accedervi potra’ recarsi dal lunedi’ al venerdi’ di ogni settimana, dalle ore 10 alle ore 12, presso il Museo Storico Militare, dove un ufficio preposto provvedera’, dietro esibizione di un documento d’identita’, al rilascio del nome utente e della password, che avranno una durata di tre mesi e potranno essere rinnovate prima della scadenza sempre presso il MUSMI. Insomma la Provincia non finisce di stupire e il Parco della Biodiversita’ rappresenta l’esempio piu’ evidente di una capacita’ di fare probabilmente unica. Dopo aver realizzato un grande polmone verde proprio nel cuore della citta’ capoluogo, le belle aree attrezzate per il divertimento dei piu’ piccoli, il museo della storia militare, un importante e apprezzato museo internazionale della scultura contemporanea, un parco ancor piu’ incontaminato che scende fino al torrente Fiumarella, questa nuova iniziativa rappresenta un’altra bella e inedita novita’. ” In attesa - ha concluso il presidente Traversa - della prossima estate, quando sara’ inaugurato un centro ippico realizzato a tempo di record con una gara d’equitazione che richiamera’ nella nostra citta’ da tutt’Italia 200 cavalieri e 400 cavalli, ma questa e’ un’altra storia di cui vi daremo i particolari a tempo debito”. (AGI)
Red

RADIODUE: SCIPIONE AFRICANO “ALLE OTTO DELLA SERA”

Domenica, Dicembre 30th, 2007

(AGI) - Roma, 30 dic. - Sara’ dedicato a Scipione Africano di Giovanni Brizzi il nuovo ciclo di “Alle otto della sera”, in onda su Rai RadioDue alle ore 20.00, da lunedi 31 dicembre a venerdi 25 gennaio, per la regia di Sara Zambotti e la cura di Giancarlo Simoncelli. Rampollo di una delle famiglie piu’ antiche e nobili di Roma, Publio Scipione, il futuro Africano, e’ un predestinato fin dal momento in cui, giovanissimo, salva il padre ferito alla battaglia del Ticino. Della seconda fase della guerra contro Annibale egli diviene il protagonista, prima sul fronte iberico (dove distrugge il dominio costruito dai Barcidi), e poi in Africa. Votato all’imitazione e al superamento dello stesso Annibale, ottiene infine, a Zama, la vittoria decisiva. Arbitro a lungo, nel decennio successivo, della politica romana e capace di condizionare le scelte della res publica, e’ coinvolto, insieme con il fratello, nella spedizione contro il re Antioco III di Siria, conclusasi con la grande vittoria di Magnesia. Malgrado il suo prestigio, viene pero’ travolto da un grave scandalo, una sorta di Watergate dell’eta’ sua, culminato nei ‘processi degli Scipioni’; ed e’ costretto all’esilio di Literno, dove rimane fino alla morte. L’opera sua e’ assolutamente unica. Oltre che condottiero di eccezionale levatura, inferiore forse solo ad Annibale -Publio concepisce le riforme tattiche che mettono le legioni in grado di battere gli eserciti ellenistici.- e’ politico intelligente, capace di adattare alla realta’ di Roma concezioni greche come quella di deterrente, e uomo dalla cultura ellenica profonda. Con Silla, Cesare ed Augusto, l’Africano e’ tra i sommi protagonisti nella storia di Roma repubblicana. Giovanni Brizzi e’ professore ordinario di Storia romana all’Universita’ di Bologna. E’ stato professore alla Sorbona ed e’ insignito delle Palmes Acade’miques dello Stato francese. E’ socio dell’Accademia delle Scienze di Bologna e membro di associazioni ed organismi scientifici, nazionali e internazionali. Specialista di storia annibalica e di storia militare antica, e’ autore di numerosissime pubblicazioni. Un suo volume (Annibale. Come un’autobiografia, Rusconi, Milano 1994) e’ stato premiato nel 1999 come opera storica dall’Accademia Nazionale dei Lincei. (AGI)
Red/Pec/Cam

CEFALONIA: IL PRIMO MASSACRO DELLA RESISTENZA

Lunedì, Aprile 23rd, 2007

(AGI) - Cefalonia, 23 apr. - Caso forse unico nella storia militare mondiale, un esercito regolare che operava in zona di guerra prese una decisione in base non ad un ordine superiore, ma alla espressa volonta’ della truppa. Si fece un referendum.
In un’Italia in cui la parola d’ordine era “rompete le file”, la Divisione Acqui decise di non estare a guardare, e scarto’ tanto l’ipotesi della resa quanto quella della continuazione della guerra al fianco degli ex alleati. E’ il 14 settembre. La mattina dopo, quando al largo vengono avvistate altre navi tedesche, non c’e’ neanche bisogno che il Gandin dia l’ordine di aprire il fuoco. Un colonnello, chiamato Amos Pampaloni, sale su una postazione e comincia a sparare.
Smetteranno di sparare una settimana piu’ tardi, quando l’aviazione tedesca avra’ ucciso almeno un terzo degli italiani, del tutto sprovvisti di contraerea.
La strage, a questo punto, inizia automaticamente. Fin dal primo giorno i tedeschi avanzano e sparano, prendono prigionieri e sparano. I morti sono lasciati agli angoli delle strade, nelle prime 36 ore. Poi si inizia a cercare di farli sparire. Quando la notizia giunge al Generale Gandin, questi decide la resa incondizionata.(AGI)
Nic

ESERCITO: ESCE VOLUME DEDICATO A GIOVANNI MESSE

Martedì, Aprile 17th, 2007

(AGI) - Roma, 17 apr. - Verra’ presentato domani, presso il centro alti studi della Difesa a palazzo Salviati il volume dal titolo: “Giovanni Messe, ultimo Maresciallo D’Italia”, redatto da Luigi Emilio Longo ed edito dallo Stato Maggiore dell’Esercito.
Il libro si propone di far conoscere al grande pubblico la figura del maresciallo Giovanni Messe, ultimo generale dell’Asse a cedere le armi sul campo di battaglia di Mareth e Akarit, in Tunisia, nel corso della secondo conflitto mondiale. Il 12 maggio del ‘43 Messe fu nominato Maresciallo d’Italia, il massimo grado della gerarchia militare italiana dell’epoca. Fatto prigioniero dagli angloamericani, al suo rimpatrio dopo l’8 settembre, divenne capo di stato maggiore generale ed in seguito Senatore della Repubblica. L’autore, neuropsichiatra di origine astigiana nonche’ cultore di storia politica e militare, ha prestato servizio militare per 22 anni, nei reparti piu’ prestigiosi dell’Esercito italiano. La presentazione del volume, curata dal generale Rocco Panunzi, direttore generale per il personale militare, dal generale Luigi Caligaris, cultore di storia militare e del professore Virgilio Ilari, docente di storia militare all’Universita’ Cattolica di Milano, e’ il primo degli eventi organizzati in occasione del 146* anniversario della fondazione dell’Esercito italiano. (AGI)
Vim

LIBRI: JOHN E. LENDON, ‘LE OMBRE DEI GUERRIERI’

Sabato, Ottobre 7th, 2006

(AGI) - Roma, 7 ott. - Sparta, Macedonia e Roma: come sono giunte queste nazioni a dominare il mondo antico? Che cosa rendeva i loro eserciti superiori? Osservando che l’eta’ antica fu un’eta’ di scarsi progressi tecnologici, John E. Lendon in ‘Le ombre dei guerrieri’ (De Agostini, pagg. 417, 25 euro) mostra come gli eserciti di maggior successo fossero quelli che facevano un uso piu’ efficace della tradizione culturale. Il combattimento antico si evolveva cercando ispirazione nel passato: i Greci guardavano ad Omero, i Romani ai Greci e al loro passato eroico.
I migliori eserciti dell’antichita’ reclutavano soldati dalle societa’ con tradizioni forti e competitive, e i migliori condottieri, da Alessandro e Giulio Cesare, facevano appello a quelle tradizioni per incoraggiare una fiera competizione ad ogni livello. A partire dalla battaglia dei Campioni tra Sparta e Argo nel 550 a.C., passando per l’invasione di Giuliano in Persia nel 363 d.C., ‘Le ombre dei guerrieri’ restituisce vita ai piu’ decisivi conflitti militari dell’antichita’ greca e romana.
Lendon, professore di Storia all’Universita’ della Virginia, colloca queste battaglie e i metodi con cui furono combattute in un ampio resoconto della storia militare antica. (AGI)
Red/Non

GUERRA FREDDA: PIANO SEGRETO DI MOSCA,SULLA MANICA IN 7 GIORNI

Martedì, Maggio 9th, 2006

(AGI) - Berlino, 9 mag. - Una mappa del 1970, denominata “Piano delle operazioni di attacco sul fronte marino” e firmata dal generale Jaruzelski, prevedeva l’impiego di 500 mila soldati polacchi sul “Nadmorski-Front”, il fronte marino nel nord della Germania. Secondo lo storico Piotrowski, la prevista avanzata delle truppe del Patto di Varsavia alla velocita’ di 90 km al giorno costituiva “una velocita’ impressionante anche in rapporto alla ‘Blitzkrieg’”, la guerra lampo condotta da Hitler.
Lo storico polacco ha ricostruito l’andamento delle operazioni militari sulla base dell’esercitazione “Sapad” (Occidente), condotta nel 1969 sotto la guida del ministro della difesa sovietico, il maresciallo Andrej Grechko. Anche se la causa scatenante del conflitto veniva indicata in una concentrazione segreta di truppe della Nato, secondo lo storico polacco era prevista “un’offensiva cosi’ rapida da far ritenere che le truppe del Patto di Varsavia stessero preparando un attacco a sorpresa. Questo doveva essere condotto all’inizio con massicci bombardamenti nucleari da parte del Patto di Varsavia”. Le testate nucleari stazionate in tre basi sovietiche nel nord della Polonia sarebbero state messe a disposizione dell’esercito polacco in caso di guerra e dovevano essere lanciate con missili “Scud” con una gittata di 300 km.
Nel centro dell’allora Germania Ovest avrebbero dovuto avanzare formazioni dell’esercito sovietico e di quello della Ddr, che entro sei o sette giorni avrebbero occupato il Reno, il bacino della Ruhr e quasi contemporaneamente la sponda del canale della Manica. Nei piani del Patto di Varsavia era prevista la risposta nucleare da parte della Nato, che si sarebbe concentrata soprattutto sulla Polonia. Lo storico Sikorski ha dichiarato alla “Welt” che “nelle simulazioni si mettevano in conto perdite civili tra uno e due milioni di persone”, mentre dai documenti di archivio non risultano stime sulle perdite dell’occidente, poiche’ queste, secondo lo storico, “non interessavano gli estensori dei piani”. Lo storico tedesco Winfried Heinemann, che dirige il progetto di ricerca sulla “Storia militare della Ddr nell’alleanza” presso l’Istituto storico di ricerche militari di Potsdam, che non ha ancora visionato i documenti polacchi, li ha definiti “una fonte importante, poiche’ le carte topografiche dei piani di impiego militare contenute negli archivi della Ddr non sono piu’ accessibili, in quanto tutto e’ stato restituito a Mosca nel 1990″.
Lo storico ha puntualizzato che la dottrina militare del Patto di Varsavia era basata sul fatto di “non iniziare una guerra, ma se questa fosse scoppiata, bisognava combatterla subito in territorio nemico”. Nei piani delle esercitazioni contenuti negli archivi della Ddr era previsto che le forze del Patto di Varsavia arrivassero fino ai Pirenei. (AGI)
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RIVELAZIONI: NAPOLEONE FU SCONFITTO IN RUSSIA DAI PIDOCCHI

Giovedì, Dicembre 29th, 2005

(AGI) - Roma, 29 dic. - Non fu il generale Kutuzov, e nemmeno il Generale Inverno, a sconfiggere la Grande Armata di 600.000 uomini che Napoleone porto’ alla tragedia in Russia. Fu quello che lo storico Carlo M. Cipolla, in un libro di tanti anni fa, defini’ il “Nemico invisibile” dell’Umanita’: i pidocchi. La rivelazione, contenuta nell’ultimo numero del “Journal of Infectious Diseases”, e’ merito del lavoro di una equipe di storici della medicina francesi dell’Universita’ del Mediterraneo di Marsiglia.
Gli studiosi, che in questo modo sfatano uno dei punti fissi della storia militare e politica europea, nonche’ uno dei miti dell’immaginario collettivo transalpino, hanno indagato nel corso degli ultimi anni scavando nelle fosse comuni dove furono gettati i corpi dei soldati napoleonici a Vilnius. Era l’ultima tappa prima della salvezza, per la Grande Armata in fuga dopo il trionfo di Mosca e il dramma della Beresina. Vi arrivarono in 25.000, sopravvissero solo in 3.000. Al momento dell’arrivo dei russi, pochi giorni dopo, i corpi giacevano ancora accatastati lungo le strade e nei saloni dei palazzi nobiliari trasformati in ospedali da campo. I dragoni dello Zar li utilizzarono prima per tappare le finestre rotte e chiudere le porte, data la scarsita’ di legname da ardere, poi li gettarono in numerose fosse comuni.
In una di queste fosse gli scienziati francesi hanno esumato sette cadaveri ancora sufficientemente conservati per permettere lo studio del Dna e un esame dei resti delle uniformi. Su queste sono state rinvenute tracce della consistente presenza dei parassiti, in quantita’ tale da giustificare l’idea di una grande epidemia di tifo petecchiale.
Una grande epidemia per la Grande Armata, dunque. La presenza dell’infezione e’ dimostrata in almeno un terzo dei corpi contenuti nelle fosse, grazie a due diversi ma affini tipi di batterio. A conti fatti, si calcola che almeno 200.000 militari agli ordini dell’Imperatore possano essere stati sottoposti al contagio.
L’ipotesi del tifo petecchiale fornisce una spiegazione piu’ convincente, rispetto a quelle date finora, sul perche’ una volta giunti a Vilnius i francesi continuarono a morire in gran numero, senza un motivo apparente. Dal freddo infatti c’era riparo, la fame era un problema in via di soluzione. Fino ad oggi si e’ sempre pensato che fosse proprio l’eccesso di cibo nello stomaco ormai atrofizzato dei francesi a provocare tante morti. Invece, come gia’ avevano fatto gli eserciti di Marco Aurelio nella Roma del II secolo, furono le armate a portare in citta’ il Gran Morbo.(AGI)

GUANTANAMO: RUMSFELD, USA NE HANNO ANCORA BISOGNO

Martedì, Giugno 14th, 2005

(AGI/AFP) - Washington, 13 giu. - “Molto probabilmente, nessun’altra struttura detentiva nella storia militare e’ stata piu’ trasparente, o e’ stata sottoposta a controlli piu’ scrupolosi, rispetto alla Baia di Guantanamo”, ha notato il capo del Pentagono, aggiungendo che l’amministrazione Usa spende per i pasti dei prigionieri, cosi’ da soddisfarne le “esigenze dieteiche imposte dal loro credo religioso”, assai piu’ di quanto non riservi alle razioni alimentari dei propri stessi soldati. Il portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan, era parso invece lasciare aperto un pur vago spiraglio di segno opposto, affermando che Bush ha di nuovo esaminato il problema per concluderne che “noi studiamo sempre tutte le alternative per meglio proteggere il popolo americano”.
“Il governo degli Stati Uniti, per non parlare delle loro Forze Armate, non vogliono ritrovarsi a tenere in custodia sospetti terroristi piu’ a lungo di quanto non sia assolutamente necessario”, ha in qualche modo ribattuto oggi Rumsfeld. “E tuttavia, finche’ persiste una necessita’ d’impedire ai terroristi di colpire di nuovo, di una struttura del genere continua a esservi bisogno”. (AGI)

IRAQ: SONDAGGIO, 59 PER CENTO AMERICANI FAVOREVOLE AL RITIRO

Lunedì, Giugno 13th, 2005

(AGI/AFP) - Washington, 13 giu. - Quasi sei statutintensi su dieci, pari al 59 per cento, si sono espressi a favore del ritiro, parziale o completo, delle truppe americane dall’Iraq. E’ quanto emerso da un sondaggio pubblicato oggi da ‘Us Today’. Il giornale ha sottolineato che finora mai una percentuale cosi’ alta si era espressa a favore del rimpatrio dei militari. Il sondaggio, condotto tra il 6 e l’8 giugno su un campione di 1.003 persone, ha evidenziato che soltanto il 36 per cento ritiene che il contingente americano debba essere mantenuto agli attuali livelli, se non addirittura aumentato.
“Abbiamo toccato un punto di inversione”, ha spiegato al giornale Ronald Spector, docente di storia militare alla George Washington University, “Anche coloro che hanno creduto che fosse una buona cosa liberarsi di Saddam Hussein, adesso dicono ‘vogliamo che le nostre truppe tornino a casa’”. (AGI)

COMMEMORAZIONI: COMUNE PALERMO RICORDA COLONNELLO UNGHERESE

Venerdì, Maggio 27th, 2005

(AGI) - Palermo, 27 mag. - Un cerimonia per commemorare il tenente colonnello ungherese Lajos (Luigi) Tukory, che diede la vita per la liberazione di Palermo, si svolgera’ domenica mattina, alle 10, in piazza S. Antonio, alla fine di via Maqueda. Il vice sindaco Dario Falzone e l’ambasciatore della Repubblica d’Ungheria in Italia, Istv Kov s, il console onorario della Repubblica d’Ungheria a Palermo, Adelaide Sotyi, deporranno una corona d’alloro e scopriranno una lapide realizzata in marmo bianco dall’Istituto e Museo della Storia militare d’Ungheria, che ricorda le gesta dell’ufficiale, morto ad appena trent’anni per la nostra citta’. La fanfara del XII battaglione Carabinieri Sicilia suonera’ gli inni ungherese e italiano. Saranno presenti anche il presidente dell’Ars Guido Lo Porto, il presidente della Regione Toto’ Cuffaro, il comandante del Comando militare autonomo della Sicilia, generale di divisione Bruno Petti e le massime autorita’ civili e militari.
Il programma delle cerimonie: alle 11, nella Sala Gialla di Palazzo dei Normanni, e’ prevista una commemorazione ufficiale con il presidente dell’Ars Guido Lo Porto, l’ambasciatore Kov s, il vice direttore dell’Istituto e del Museo di Storia militare ungherese, tenente colonnello Gyula Kedves, il console Sotyi. Interverranno, inoltre, l’ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede, storico, G or Erdody, il direttore dell’Accademia d’Ungheria a Roma, L zlo Csorba e il professore Alfredo Li Vecchi, docente di Storia moderna all’Universita’ di Palermo. Alle 16, al cimitero dei Rotoli, a Vergine Maria, per rendere omaggio al soldato magiaro morto in prigionia durante la guerra del ‘15-’18 - e che non ebbe la fortuna di rivedere la Patria lontana - l’ambasciatore deporra’ una corona d’alloro ai piedi del monumento di marmo eretto nel 1933 a testimonianza della fraternita’ fra le genti. Sara’ eseguito il silenzio fuori ordinanza. Alle 17, al Pantheon di S. Domenico, sara’ posata una corona sulla tomba di Tukory; alle 18, e’ prevista una visita al busto del tenente colonnello che si trova all’interno del Giardino Garibaldi di piazza Marina; alle 19, la visita alla caserma Tukory con la posa di una corona d’alloro sulla lapide a lui dedicata. (AGI)

60* VITTORIA: DI PAOLA, FORZE ARMATE PROTAGONISTE FUTURO

Martedì, Maggio 10th, 2005

(AGI) - Roma, 10 mag. - Le differenze tra il mondo di oggi e quello uscito dal secondo conflitto mondiale “sono evidenti”. Ma “i valori, i sentimenti e gli intendimenti che animarono la ricostruzione del dopoguerra devono costituire il nostro riferimento fondamentale nel momento in cui non si tratta di ricostruire, ma di costruire un futuro per il Paese, per l’Europa e per le giovani generazioni nel rispetto dei principi di liberta’ e democrazia”. Lo ha affermato il capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, intervenendo al convegno di storia militare “Le forze armate e la fine della seconda guerra mondiale”, svoltosi a Palazzo Salviati, sede del Centro alti studi difesa, alla presenza del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi e del ministro della Difesa Antonio Martino.
Anche stavolta, come sessant’anni fa, quando parteciparono da protagoniste alla edificazione di una “Italia nuova, democratica, libera e prospera” - ha continuato Di Paola - “le forze armate stanno facendo la loro parte: ne e’ testimonianza l’impegno in tante missioni a sostegno delle iniziative del Paese nell’ambito della Comunita’ internazionale per sicurezza, la stabilita’ e la pace”.
E ancor piu’ - ha concluso il capo di Stato Maggiore della Difesa - “con grande impegno, determinazione e pragmatismo le forze armate stanno progettando oggi per dare il proprio contributo anche in futuro, per il futuro del paese e degli italiani. Per farlo, hanno bisogno del convinto e forte sostegno delle istituzioni e dell’intera comunita’ nazionale: un sostegno che, ne sono sicuro, gli italiani non gli faranno mancare”. (AGI)

CINA-GIAPPONE: HU JINTAO A KOIZUMI, TOKYO DEVE FARE DI PIU’

Sabato, Aprile 23rd, 2005

(AGI/REUTERS/AFP) - Giacarta, 23 apr. - Il presidente cinese ha assicurato che nonostante “le attuali difficolta’”, la politica di Pechino tesa a “salvaguardare e sviluppare una cooperazione amichevole” con il Giappone “resta immutata”. “Il Giappone - ha lamentato - e’ di recente venuto meno agli impegni presi su questioni storiche e sulla questione di Taiwan, ferendo profondamente i sentimenti di cinesi e asiatici”. “La forte reazione di cinesi e asiatici - ha ammonito - e’ qualcosa su cui il Giappone deve riflettere a fondo”.
All’uscita dall’albergo in cui si e’ svolto l’incontro con Hu, durato un’ora, ai giornalisti che gli chiedevano come era andata Koizumi ha detto: “Molto bene”. Poi, durante una successiva conferenza stampa, il premier giapponese ha indicato che il colloquio e’ stato franco e concreto. Nell’occasione, ha detto, e’ stato concordato di evitare di parlare della storia militare del Giappone o delle visite dei politici giapponesi al monumento di guerra di Yasukuni, a Tokyo, realizzato per perpetuare la memoria di 2 milioni e mezzo di caduti, compresi sette personaggi impiccati durante la seconda guerra mondiale per crimini di guerra. “Durante l’incontro abbiamo stabilito che piuttosto che scambiarci critiche per manchevolezze passate, acuendo i sentimenti antagonistici, dobbiamo fare degli sforzi per sviluppare l’amicizia bilaterale”, ha affermato il premier nipponico. “L’amicizia Giappone-Cina avvantaggia - ha sottolineato - non solo i due paesi, ma anche l’Asia e la comunita’ internazionale”. (AGI)

AUSTRIA:RESTANO IN ITALIA 3 CADUTI AUSTRIACI 1 GUERRA MONDIALE

Domenica, Febbraio 13th, 2005

(AGI/AFP) - Vienna, 13 feb. - Le autorita’ austriache sono d’accordo sulla sepoltura in Italia delle salme di tre soldati austriaci caduti durante la Prima Guerra Mondiale, rinvenuti in perfetto stato di conservazione l’anno scorso ai piedi di un ghiacciaio nel Trentino: a quanto riferisce l’agenzia di informazione austriaca APA, un accordo firmato oggi dal sindaco di Peio Alberto Rigo con la Croce Nera austriaca (emanazione dell’anagrafe nazionale competente sui caduti in guerra) prevede che le tre salme resteranno nel cimitero locale, che sara’ dichiarato cimitero militare dal ministero italiano della difesa; qualsiasi altra salma di soldati rinvenuta nella regione trovera’ sepoltura in quel cimitero.
“I soldati possono ora riposare in pace”, ha commentato Rigo.
Le tre salme erano state avvistate lo scorso agosto, 86 anni dopo la loro morte, da Maurizio Vincenzi, direttore del museo di storia militare a Peio, sul Monte San Matteo, a 3.400 metri di altitudine. La zona era stata teatro di una delle battaglie fra italiani e austriaci nel 1918: i tre caduti, appartenenti presumibilmente ad un reggimento di stanza a Dimaro, sembrano uccisi da bombe a mano lanciate durante un assalto. (AGI)