MORTE CALIPARI: PM ROMA, DAGLI USA SOLTANTO CONDOGLIANZE
Giovedì, Settembre 27th, 2007(AGI) - Roma, 27 set. - L’intervento della Procura capitolina puo’ sintetizzarsi cosi’: ottenuto il via libera a procedere (ai sensi dell’Art.10 del codice penale sul delitto comune dello straniero ai danni di un cittadino italiano) dal ministro della Giustizia, che “si e’ limitato a dare una valenza politica a un fatto gravissimo che ha interessato lo Stato senza esprimersi sulla qualificazione giuridica del fatto stesso”, i Pm hanno percorso tutte le strade possibili, nel pieno rispetto della normativa vigente interna e internazionale, per raggiungere la verita’ sulla morte di Calipari. “Abbiamo attivato - hanno spiegato i magistrati - richieste di assistenza giudiziaria per avere dagli Usa, appena 24 ore dopo la sparatoria, i nomi del personale militare in servizio quella sera e, successivamente, per conoscere le generalita’ complete di Lozano e per informarlo che l’indagine sul suo conto era stata chiusa. Gli Usa non ci hanno mai risposto, limitandosi a esprimere cordoglio e a precisare di non avere informazioni da fornire perche’ il caso era stato dichiarato chiuso”. Falliti i tradizionali canali diplomatici, anche le ricerche affidate ai Carabinieri del Ros per individuare l’imputato non hanno portato a nulla. Inevitabile, a quel punto, era l’emissione di un decreto di irreperibilita’. Se poi il Gup Sante Spinaci ha ritenuto di rinviare a giudizio Lozano ai sensi dell’Art.8 del codice penale, qualificando come politico il reato di omicidio volontario a lui attribuito, e’ perche’ e’ stata accolta la tesi dei Pm secondo cui “la morte di Calipari ha segnato la decapitazione operativa di un gruppo di lavoro visto che il funzionario del Servizio segreto militare stava lavorando per trovare canali e mantenere equilibri nell’ambito di una delicatissima vicenda qual era il sequestro della giornalista de Il Manifesto”. “Se il ministro della Giustizia - ha puntualizzato il procuratore aggiunto Ionta - ha ritenuto di incaricare la Procura di Roma a svolgere degli accertamenti, significa che ben conosceva l’atto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza e se ha attribuito alla stessa le competenze, vuol dire che ne ha riconosciuto la giurisdizione. Altrimenti avrebbe detto che la giurisdizione era esclusiva e quindi degli Stati Uniti”. Per Ionta, infine, non va dimenticato che la componente italiana non condivide le conclusioni cui giunse la Commissione tecnico-disciplinare Vangel e che se il nostro Paese si ritiene danneggiato da un fatto su cui ne’ l’Iraq ne’ gli Usa hanno mai indagato, ha tutto il diritto di esercitare la sua azione penale: “La Corte d’assise e’ il luogo piu’ opportuno per capire come si siano svolti i fatti - hanno concluso i magistrati -. Non comprendiamo quale sia il timore di Lozano di essere sottoposto alla giurisdizione di un Paese democratico dove l’imputato ha tutte le garanzie e tutte le argomentazioni per sostenere i propri diritti”. Il processo e’ stato aggiornato al 17 ottobre prossimo con gli interventi delle parti civili. (AGI)
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