(AGI) - Roma, 26 mag. - “Lei, a differenza di Bossi, di Castelli e di Calderoli, non mi e’ assolutamente simpatico, anzi io ho grande diffidenza umana verso di Lei, perche’ mi sembra, e me lo dicono anche alcuni suoi compagni di partito, che Lei sia una persona insincera e intrigante. Poiche’ pero’ Lei e’ il Ministro dell’Interno, e si tratta di un mestiere…difficile! non parlero’ mai piu’ male di Lei, se non in privato, ma fino a quando Lei sara’ al Viminale non mettero’ mai piu’ piede in quell’edificio e non partecipero’ piu’ a nessuna manifestazione della Polizia di Stato (e Dio sa quanto mi dispiacera’!), rendendone parcamente noti i motivi. Le auguro buon lavoro nell’interesse del Paese”. Si legge lettera che il sen. Francesco Cossiga ha trasmesso, in forma cartacea e via internet, al Ministro Maroni in data 24 maggio 2008 con la quale ha risposto ad una dichiarazione resa nei suoi confronti dal Ministro stesso. “Signor Ministro, la mia avversione nei Suoi confronti, da me apertamente espressa nella mia dichiarazione di voto resa al Senato nel dibattito sulla fiducia e nella quale, io che non ho mai votato per la destra (amo chiamare in modo semplice le “cose”), ancorche’ democratica, nell’esprimere la mia fiducia al Governo presieduto dall’On. Berlusconi, dissi che nel voto Lei era certo compreso istituzionalmente, perche’ altro non mi era dato fare, ma ne era escluso politicamente e moralmente. La mia sfiducia nei Suoi confronti non deriva certo dall’aver Lei fatto parte del movimentismo di estrema sinistra che ha fornito poi non pochi militanti alla lotta armata. Certo, io sono stato “Cossiga” con la “k” e le due “SS” runiche al posto delle due esse normali, o se Lei lo preferisce, “Cossiga boia”. Ma io sono poi diventato amico di molti che, un mistero! si erano dati alla lotta armata o che avevano militato in movimenti eversivi: da Curcio e alla Faranda, cosi’ come sono amico di Antonio Negri, gia’ dai tempi della Gioventu’ d’Azione Cattolica, di Scalzone e di Adriano Sofri, per la cui liberazione io mi batto. La mia sfiducia non deriva certo dall’essere Lei della Lega. Ho sempre difeso la Lega anche quando ero Presidente della Repubblica, sono amico di Bossi, di Castelli, di Calderoli e di molti altri dei vostri, ammiro il vostro movimento, anche per le origini “sardiste” della mia famiglia. La mia sfiducia in Lei ha motivi personali, ma anche istituzionali e politici. Ha motivi personali, che sono anche istituzionali. Proprio quando Lei divento’ per la prima volta ministro dell’interno, io avevo appreso che l’allora SISDE aveva iniziato un’ “inchiesta” contro di me sulla denuncia di un dirigente di un partito di sinistra, partito cui Lei e’ stato sempre particolarmente vicino a motivo delle comuni origini, al Questore filo-comunista di Livorno, con l’accusa di aver organizzato riunioni segrete dei “commandos” della Marina Militare, specialita’ di cui faccio parte a titolo onorario, per ordire un complotto nel caso avesse vinto la “gioiosa macchina di guerra” di Occhetto”. (AGI)
Els (Segue)