(AGI) - Roma, 18 ago. - Il vicepresidente del Senato, Emma Bonino, intervistata da Radio Radicale, interviene sulla crisi nel Caucaso mettendo l’accento su uno “spostamento a est” dell’asse geopolitico del mondo. “Quello che continua a mancare e’ una analisi di come il mondo - e innanzitutto la Russia, ma non solo la Russia - e’ cambiato negli ultimi anni”, ha dichiarato inun’intervista a Radio Radicale”, sottolinea, “mancando questa analisi, e quindi una presa d’atto che i rapporti di forza sono completamente diversi, che non siamo piu’ alla preminenza europea e americana, e che non siamo piu’ in grado di imporre ricatti economici proprio a nessuno, non riusciamo a trovare risposte”.
Per Bonino “in Georgia la Russia ha voluto dimostrare che e’ tornata sul terreno internazionale come grande potenza. Che poi Saakashvili gli abbia offerto il migliore alibi per intervenire e’ altrettanto vero, ma dobbiamo fare questa nuova fotografia del mondo. Altrimenti non saremo capaci di immaginare strumenti di relazioni diverse con il nuovo mondo, dove l’equilibrio geopolitico si e’ spostato decisamente a est”.
“Pensiamo alla nostra dipendenza energetica, ma non solo: alla luce di questo e’ difficile, basta pensare alle conseguenze, sostenere la tesi di escludere Putin dal G8, per esempio”, propone, “se non guardiamo in faccia questa realta’ non ci verra’ nemmeno in mente una risposta”.
Il vice presidente del Senato commenta, inoltre, il ruolo dell’Europa. “Penso che dovremmo cogliere l’occasione di questa crisi per fare un ragionamento diverso, rispetto alla solita domanda se l’Europa sia stata all’altezza. Intanto e’ ovvio che il puro soft power non basta. Di questo si e’ consapevoli. Ma da questa consapevolezza da dieci anni non si trae alcuna conseguenza, e c’e’ il vuoto totale di strumenti concreti. Il dato di fatto - spiega Bonino - e’ che dal vertice di Saint-Malo, dieci anni fa, e’ stato lanciato il primo sforzo di difesa europea. Nel 1999, vicenda Kosovo, si disse e ci si impegno’ a formare una forza di reazione rapida, forte di 60mila uomini, perche’ dopo aver deciso l’intervento in Kosovo scoprimmo di non essere in grado di assicurare il trasporto di personale militare o di strumenti utili, mezzi”. Tutte le scadenze che l’Europa si e’ data su questo sono saltate: “La difesa rapida e’ stata declassata poi a battaglioni in stand by e non si e’ realizzata mai”, ricorda. (AGI)
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