LASCIATO PER UN’ALTRA, RISCHIA PROCESSO MALTRAMENTI EX MOGLIE
Giovedì, Aprile 30th, 2009(AGI) - Roma, 30 apr. - Perseguitava la moglie e la compagna dopo aver saputo della relazione lesbo intrapresa dall’ex coniuge. A.A., sottufficiale della Marina Militare, 35 anni, ora rischia il processo per maltrattamenti in famiglia, lesioni, ingiuria, diffamazione e minacce. Il pm della procura di Roma, Catia Summaria, ha chiuso le indagini nei suoi confronti, passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio.
Lei, trentenne, nel ‘99 sposa A.A. e dalla loro unione nascono due figli. Agli inizi del 2003 la donna scopre di essere lesbica e si innamora di una sua amica che, nello stesso periodo, capisce, anche lei, la sua vera identita’ sessuale. Inizia una relazione sentimentale tra le due. Il matrimonio tra A.A. e la moglie giunge presto alla rottura e i due si separano legalmente nel febbraio del 2005 con l’affidamento dei figli alla madre che va a vivere con i piccoli assieme alla nuova compagna. Una situazione che il sottufficiale non riesce ad accettare; entra in depressione, comincia a soffrire di attacchi di panico, fobie e ansia, non trovando aiuto neanche nei farmaci. Si sottopone a una terapia presso l’Istituto di Clinica delle Malattie Mentali della Sapienza.
Dal maggio 2004 al luglio del 2008 partono le denunce contro A.A. da cui prende il via il procedimento contro l’indagato che, secondo il capo d’imputazione, “maltrattava la moglie, rendendola abitualmente oggetto, anche dopo l’intervenuta separazione in data 17 gennaio 2005, di vessazioni psichiche e fisiche, in particolare consistite in atteggiamenti e comportamenti gravemente ingiuriosi e minacciosi motivati soprattutto dall’esistenza di una relazione sentimentale e dalla convivenza con la sua compagna”. Poi, “aggredendo con violenza” la coniuge “ed, in una di quelle occasioni, il 28 giugno del 2004, anche la compagna di lei, cagionava alle stesse lesioni personali”. Il sottufficiale, inoltre, “rivolgeva alla moglie, nonche’ alla sua compagna, espressioni ingiuriose e minacciose, anche in presenza dei figli di entrambe e di altre persone, paventandole aggressioni fisiche da parte di suoi incaricati e persino di cagionarne la morte e comunque di farle togliere i figli a causa della sua relazione sentimentale”.
“Fermo restando che le accuse rivolte al mio assitito dovranno trovare adeguati riscontri in sede processuale - ha commentato l’avvocato Gianluca Arrighi -, la vicenda pone indubbiamente problematiche ed interrogativi complessi. Al di la’ delle facili ipocrisie non so quanti mariti e padri di famiglia riuscirebbero ad accettare con serenita’ una simile situazione”. (AGI)
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