(AGI) - Tel Aviv, 25 giu. - Sono passati tre anni dal rapimento di Gilad Shalit, il caporale israeliano ancora oggi nelle mani di Hamas. Il padre Noam ha chiesto al popolo ebraico di “chiudere gli occhi per tre minuti per pensare a cio’ che Gilad sta passando”. In Israele e’ stata una giornata carica di emozioni e di rabbia per non essere riusciti finora a liberarlo, nonostante in piu’ occasioni, durante le difficili mediazioni con Hamas, una soluzione sembrava vicina.
Gli amici, i compagni d’armi, le persone che in questi anni sono state vicine alla famiglia di Gilad hanno deciso di scendere in piazza e di radunarsi davanti al ministero della Difesa per chiedere un impegno del governo per la sua immediata liberazione. “Creeremo un esercito di amici di Gilad Shalit” che faccia pressioni sul governo affinche’ torni a casa, hanno promesso i genitori. “Signor primo ministro, porti in salvo mio fratello, non lo abbandoni a un incerto destino”, e’ l’appello di Yoel che con estrema dolcezza si e’ rivolto direttamente a Gilad immaginando che la sua voce possa arrivare fino a lui: “Mio caro fratello, dopo tre anni in prigione penso che tu voglia sapere quello che sta accadendo qui…alle Olimpiadi che tu avresti voluto vedere, Michael Phelps ha battuto sette record del mondo…”. E continuano cosi’ i racconti di vita quotidiana, le partite di calcio che Gilad certamente non ha potuto vedere.
Secondo il quotidiano israeliano ‘Haaretz’, Israele ha ricevuto recentemente informazioni tramite l’Egitto, mediatore nei colloqui con Hamas, circa le condizioni di salute di Shalit. Un appello ad Hamas e’ stato rivolto anche dall’Osservatorio per i Diritti Umani (Hrw): “Le autorita’ di Hamas devono immediatamente consentire a Gilad Shalit di comunicare con la sua famiglia e di ricevere visite da parte del Comitato internazionale della Croce Rossa”.
Intanto, mentre il Consiglio comunale di Roma ha conferito la cittadinanza onoraria a Shalit, circa 800 manifestanti si sono radunati di fronte al Parlamento europeo a Bruxelles per chiedere un impegno dell’Ue per garantire il suo rilascio. “Questa non e’ una protesta”, hanno affermato i manifestanti, “ma e’ una catena umana di solidarieta’ per un giovane uomo rapito tre anni fa e che dovrebbe essere trattato almeno secondo il diritto internazionale”. (AGI)
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